Volley Sordi, l’Italia a caccia di una medaglia dopo 16 anni : Domani finale Bronzo contro la Francia

In lotta per il bronzo. Domani alle 12.45, contro la Francia, la Nazionale maschile di volley sordi potrebbe rimettersi al collo una medaglia dopo 16 anni di digiuno. “Se me lo avessero chiesto alla vigilia avrei firmato per arrivare sin qui, non c’era la certezza di poter essere così competitivi con il ricambio generazionale profondo che abbiamo fatto” ammette coach Matteo Zamponi. Nonostante il 3-0 patito con la Russia in semifinale, il bicchiere è mezzo pieno: “Tutti i set sono stati combattuti fino all’ultimo e abbiamo peccato di inesperienza nel terzo, quando siamo stati anche avanti: abbiamo sbagliato qualche scelta e siamo stati anche sfortunati”.

E’ il prezzo da pagare quando un ciclo riparte: “Esatto, il gruppo è giovane, molto rinnovato nei ruoli. Ma è andata più che bene: abbiamo battuto 3-0 la Turchia campione olimpica in carica e ci siamo tolti una bella soddisfazione contro l’Iran. Domani possiamo coronare un percorso iniziato un anno e mezzo fa, che mi ha permesso di entrare in un mondo straordinario come quello dei sordi, dove sono stato accolto benissimo”.

Un gruppo che ha funzionato, con belle speranze per il futuro come Siviero e Cavasin: “Lorenzo Cavasin è del 2004, il giocatore più giovane del torneo, reclutato a Treviso dal nostro scouting: si deve solo convincere dei mezzi che ha; Silvio Siviero, 22 anni, varesino, si è trovato ad avere responsabilità inaspettate e se l’è cavata benone. Per il resto, abbiamo avuto conferme che i nostri centrali e palleggiatori sono eccellenti e che la squadra nel suo complesso ha retto il confronto. Oltretutto fra noi c’è un’ottima armonia, il che nello sport può fare la differenza”.

Domani alle 12,45 contro la Francia per il bronzo: che avversario sarà?

“Una squadra da rispettare. Giocano bene, soprattutto nel fondamentale muro/difesa, sono dotati fisicamente nei posti 4 e laterali. Non dobbiamo mettere troppe aspettative sui ragazzi – avverte Zamponi – perché l’età media della squadra è bassa e molti sono sottoposti per la prima volta a questo tipo di pressione. Se stiamo tranquilli ce la possiamo fare”.

Articolo a cura della Redazione di Sportpress24.com

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