20 anni fa l’addio a Michele Alboreto e quella sua ultima chiamata alla moglie

Sono già 20 anni. Il 25 aprile del 2001 Michele Alboreto perdeva la vita a Lausitzring. E’ stato per cinque anni pilota della Ferrari in Formula1 e vicecampione del mondo nel 1985. L’incidente fatale avvenne nel corso di un test al volante dell’Audi R8 Sport per la 24 Ore di Le Mans.

All’origine dello schianto – come conclude l’indagine dell’incidente – la foratura progressiva dello pneumatico posteriore sinistro il cui cedimento finale innescò la carambola che portò il prototipo tedesco a colpire le barriere a bordo pista, oltrepassarle e capovolgersi sull’altro lato. I soccorsi (ambulanza ed elicottero) raggiunsero la scena dell’incidente ed il relitto dell’Audi in tempi brevi ma per Michele non c’era più nulla da fare.

“Sono note le mie simpatie per Michele Alboreto. È un giovane che guida tanto bene, con pochi errori. È veloce, di bello stile: doti che mi rammentano von Trips, al quale Alboreto somiglia anche nel tratto educato e serio. Ho sostenuto che è tra i sei migliori della Formula 1…”. Queste le parole di Enzo Ferrari, il leggendario fondatore della Ferrari, che tanto aveva voluto il pilota italiano nella sua scuderia.

“Ci eravamo conosciuti perché abitavamo nella stessa strada e a 16, 17 anni, frequentavamo le stesse compagnie, lui non aveva ancora la patente, ma la passione sì” ha raccontato Nadia Astorri Alboreto, la moglie cresciuta con lui, a Franco Nugnes, direttore di Motorsport

Al Giornale ha espresso cosi il suo ricordo : “Abitavamo nella stessa via. Aveva 16 o 17 anni, non aveva ancora la patente. Non era ancora un pilota, ma aveva già una passione che non gli è mai andata via. Io non ero appassionata, mi appassionai per seguire lui. Prima durante i weekend, poi quando arrivò in Formula 1 lasciai il lavoro. Se decidi di passare la tua vita con un pilota sai che prima o poi può succedere. Avevo visto andarsene tanti amici, Villeneuve, Paletti, De Angelis. Ma pensi sempre che non capiterà a te. All’inizio ti senti persa, vuota, poi grazie alle mie figlie che erano ancora piccole ho reagito, ho continuato a vivere tenendo Michele ben presente e vivo nei nostri ricordi. Michele era determinatissimo, se voleva una cosa alla fine la otteneva. È riuscito a realizzare il suo sogno di correre in Formula 1 basandosi solo sul suo talento. Non era ricco di famiglia, ha dimostrato che con la volontà, la determinazione e l’impegno si possono raggiungere gli obbiettivi più grandi. Era positivo, solare, aveva un’ironia molto British che mi colpì subito. Abbiamo riso tantissimo insieme.”

Con Ferrari aveva un rapporto speciale. In tante occasioni mi è capitato di accompagnarlo a Fiorano e di incontrare il commendatore. Ricordo la sua cortesia e la sua curiosità. Un giorno mi regalò un foulard che ho ancora adesso. Qualche tempo dopo lo rivedemmo insieme al Conte Zanon e a sua moglie e Ferrari disse a Gozzi: “Franco prendi un foulard per la signora, non per la signora Alboreto, a lei lo abbiamo già dato”.

“Era quasi a fine prove, lo avevo sentito la mattina. Mi aveva detto: “Anticipo il rientro, così ti aiuto con le bambine. Michele era un padre stupendo. Io dovevo partire con un’amica per Praga, poi è arrivata quella chiamata.””

L’ennesimo imprevisto è successo cinque mesi più tardi un altro pilota italiano – Alessandro Zanardi – quando rimase vittima al Lausitzring del gravissimo incidente che ne ha cambiato per sempre la vita.

Michele Alboreto resterà per sempre nel cuore dei tifosi della rossa e non solo.

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