Verso Inter-Lazio, Sapessi com’è strano vincere a Milano

Cos’è il tempo? Se lo sarà chiesto Roberto “diga” Di Matteo in quella fredda domenica del 6 febbraio 1994 in quel di Milano San Siro? Probabilmente no.

Ma dopo quell’Inter Lazio la domanda ebbe una risposta. Il tempo è una corsa verso il gol. Lunghissimi 37 anni erano trascorsi dall’ultima vittoria della Lazio nel feudo nerazzurro.

Campo davvero ostico per i colori biancocelesti, eppure per chi come il sottoscritto era presente sulle gradinate della scala del calcio c’era quella dolce speranza che emetteva una voce: “Prima o poi…”

E il momento venne. Non era iniziata bene quella trasferta contro il biscione milanese. Sosa, l’ex al veleno, aveva timbrato e per la Lazio si sarebbe profilata l’ennesima sconfitta contro un tabù irresistibile. Prima o poi… Forse alla prossima.

Ma il calcio è l’imprevisto fatto gioco e allora torniamo da capo. Che cos’è il tempo? Un attimo. E alla fine è gioia pura. Si perché l’infallibile cecchino Signori buca Zenga su rigore a 4 dalla fine. Sembra finita. È il volgere di una contesa destinata al pareggio.

Nessuno, forse solo il tempo, aveva fatto i conti con lo svizzerotto muscoli e cervello.

Sì, Di Matteo decide di provarci. È l’ultimo giro di lancette e parte un tiro da una ventina di metri. Fiato sospeso per i 1.500 laziali al seguito.

Si vede la palla rimbalzare davanti all’uomo ragno che viene scavalcato come da un beffardo pallonetto. È gol. È vittoria Lazio. Dopo 37 anni. Nella scala del calcio. Sapessi com’è strano. E bello. Vincere a Milano.

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