2a Puntata : Quando il Giornalismo è un ricordo : la “Rosea” Credibilità perduta

Vi avevamo lasciati cosi : “Ma su una cosa la Gazzetta e il suo direttore hanno ragione, NON FINISCE QUI !!

Infatti ora da martello quali erano prima, ora di punto in bianco si ritrovano incudine, e come tale adesso i martelli saremo tutti noi compresa la società Lazio che giustamente ha avviato una serie di denunce verso tutti quei soggetti colpevoli di aver danneggiato, denigrato, diffamato l’immagine di un club quotato in borsa.

Ma per far capire la “grande professionalità” di Cairo e quella di Barigelli, è necessario raccontare qualcosa, ma lo faremo, come si dice in TV, nella prossima puntata.”

BENVENUTI ALLA SECONDA EDIZIONE DI : “Quando il Giornalismo è un ricordo : la “Rosea” Credibilità perduta”

Che il controllo delle fonti di informazione di una nazione risulti strategico, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello politico e anche sotto il profilo sportivo, è risaputo. Infatti, non è un caso che strategicamente all’inizio dei colpi di Stato vengono occupate le stazioni radio e televisive, oltre che bloccati i giornali. Ma anche in un Paese democratico le informazioni non sempre sono indipendenti.

Caltagirone, imprenditore nel settore immobiliare e delle costruzioni, è anche proprietario di molti giornali tra cui Il Messaggero. Urbano Cairo è il proprietario del Corriere della Sera, della Gazzetta dello Sport e dell’emittente televisiva La7. È il presidente di Cairo Communication e di RCS MediaGroup (di cui è anche amministratore delegato). L’editore, che è stato un collaboratore e ammiratore di Berlusconi, da cui però è stato licenziato rapidamente, ha confessato di amare la politica e di esserne tentato, anche se per il momento non avrebbe il tempo per dedicarsi ad essa.

Insomma, i più importanti mezzi di informazione italiani sono praticamente concentrati nelle mani di pochi proprietari, che spesso li utilizzano per sostenere proprie battaglie personali o criticare questo o quel mondo che esso sia politico, economico o sportivo.

Cairo nella fattispecie nel 2018 licenziò letteralmente in tronco, due vicedirettori della Gazzetta dello Sport rei secondo l’editore di non essere “più in linea con le idee editoriali del giornale”. Il direttore del personale di Rcs quotidiani, Vito Ribaudo, consegnò di persona le lettere di licenziamento a Umberto Zapelloni e Stefano Cazzetta, vicedirettori del quotidiano.

Eh già… E indovinate un po’ chi arrivò ad occupare un posto di condirettore ? Si proprio Lui, Stefano Barigelli che il Corriere dello Sport stava gentilmente mettendo alla porta. Lo stesso metodo sbrigativo Cairo lo adottò con un altro giornalista, Nicola Porro vicedirettore de Il Giornale e conduttore della trasmissione intitolata “In Onda” del palinsesto de LA7 licenziandolo dopo un acceso diverbio telefonico avvenuto soltanto pochi minuti prima dell’inizio della penultima puntata del programma che avrebbe dovuto condurre e che ha condotto a tozzi e bocconi per poi dichiarare in diretta che quella sarebbe stata la sua ultima conduzione.

Nicola Porro

Anche qui per “ idee discordanti e comportamentali con la linea editoriale”. In pratica Porro finiva il contratto con LA7 il 30 giugno, data dell’ultima puntata della trasmissione “In Onda”, e il 3 luglio iniziava un nuovo programma sulla RAI. Il giornalista aveva gentilmente chiesto da tempo  a Cairo con telefonate, sms, mail, la liberatoria per girare gli spot promozionali del suo nuovo programma in RAI, ma Cairo facendo sempre orecchie da mercante a mo di dispetto da bimbetto dell’asilo, non ha mai risposto a queste richieste.

Alla fine Cairo per giustificarsi disse a Porro “Avevo degli impegni, avrò il diritto a non rispondere qualche volta”. Eh certo, in fondo stava solo  “rosicando” come si dice a Roma, che il giornalista in questione non continuasse l’avventura professionale televisiva su LA7  tradendolo con la RAI, quindi tutto regolare no? I fatti dunque ci portano a pensare che Cairo ha un modo molto poco professionale e poco deontologico nel gestire determinate situazioni che di certo non lo pongono nella condizione di fare morali a nessuno e ne tanto meno di reclamare comportamenti trasparenti. Come dice il detto, “predica bene e razzola male”.

Ma venendo a fatti più recenti nell’aprile 2020 all’interno della Gazzetta sfocia una contestazione verso l’editore Cairo da parte della redazione sportiva con Barigelli condirettore insieme a Monti. I giornalisti della redazione contestavano a Cairo, un comportamento scorretto (ma guarda… strano) sia sotto il profilo dei rapporti con loro che nel fare pressione sul portare avanti una campagna mediatica esagerata e ingiustificata contro Lotito nel periodo di crisi lavorativa dovuta al sopraggiungere del Covid.

L’editore in merito a delle restrizioni attuate per questa crisi, aveva prepensionato circa 25 dipendenti e messo in cassa integrazione per un mese i restanti. La redazione conscia del momento difficile, accettò questa decisione ma….

…eccovi il comunicato della redazione della Gazzetta in merito :

“La Gazzetta dello Sport è stata coinvolta dalla crisi e la sua redazione ha prontamente risposto con senso di responsabilità alla richiesta di sacrifici manifestata dall’editore: in un momento di difficoltà generale, nel quale l’Italia intera si è trovata a contare un numero altissimo di perdite e poi a confrontarsi con un enorme problema economico, tutti sono chiamati a fare la propria parte con lo spirito giusto condividendo la sofferenza generale e provando al contempo ad accelerare l’indispensabile ripartenza…Così la redazione della Gazzetta dello Sport ha contribuito immediatamente accettando la richiesta di aiuto da parte dell’azienda. Avremmo potuto discutere a lungo sulla necessità di aiuto per un’azienda come RCS il cui presidente Urbano Cairo ha da poco proposto all’assemblea dei soci la distribuzione dei dividendi per un totale di 15 milioni di euro, dopo i 31 milioni del 2019. Ma la redazione ha deciso di non discutere e di partecipare in modo sensibile ai sacrifici che tutto il Paese sta affrontando. Poi, però, la realtà viene a galla. E si scopre che il presidente Cairo pretende in tempi brevissimi dai redattori della Gazzetta dello Sport un contributo di un milione e centomila euro: una somma enorme, ingiustificata alla luce della florida situazione economica dell’azienda, che ha accumulato 228 milioni di profitti negli ultimi quattro anni grazie al contributo determinante del sistema Gazzetta, e pesantissima da sopportare per le famiglie dei redattori. Si scopre anche che, mentre tutto il mondo calcistico cerca la strada migliore per ripartire con conseguenti benefici per tutto ciò che gravita intorno al pallone (compresi migliaia di posti di lavoro e anche il ruolo centrale della Gazzetta dello Sport), il presidente Cairo è – insieme a quello del Brescia – l’unico massimo dirigente della Serie A che non perde occasione per schierarsi contro la ripresa del campionato con dichiarazioni pubbliche e con la continuativa assenza alle assemblee di Lega. Purtroppo le recenti decisioni del presidente Cairo nei confronti della redazione non solo sono avvilenti sul piano umano, nel momento in cui tanti altri imprenditori si mostrano solidali con i dipendenti e si prodigano piuttosto in donazioni particolarmente importanti a favore del sistema sanitario, ma sono anche profondamente offensive nei confronti dei giornalisti della Gazzetta dello Sport. Quei giornalisti che, con i loro contatti, la loro professionalità, la loro passione, sono tra l’altro anche i principali fautori e garanti del successo del Festival dello Sport di Trento, che porta oltre un milione ogni anno al bilancio dell’azienda. Quei giornalisti che negli ultimi anni, di fronte a progetti di digitalizzazione piuttosto fumosi, non si sono mai nascosti dietro al contratto, non hanno mai guardato l’orologio, non si sono mai tirati indietro chiedendo solo la possibilità di svolgere il proprio lavoro con dignità, indipendenza, passione. Quei giornalisti che negli anni scorsi hanno fatto in modo che la Gazzetta fosse la locomotiva del gruppo e che adesso, in un momento di comprensibile difficoltà, vengono attaccati in modo quasi provocatorio. Noi continueremo a fare il nostro lavoro e a prenderci le nostre responsabilità, come abbiamo sempre fatto e specialmente da quando si è manifestata in Italia la crisi dettata dal coronavirus. Confidiamo a questo punto che l’azienda abbia progetti di rilancio e di sviluppo più illuminati rispetto all’attacco degli stipendi dei dipendenti. E che accetti di ricondurre la trattativa sindacale su dialettiche normali abbandonando l’incomprensibile strategia di presentare proposte irricevibili che sviliscono la disponibilità e il buon senso sempre dimostrato dalla redazione che resta così in stato d’agitazione”.

Capito cari Amici? Il buon Cairo non solo ha chiesto sacrifici economici a tutti i suoi dipendenti, ma non contento dei sacrifici sin li fatti, ha preteso di rientrare “in tempi brevissimi” di almeno di un altro milione e centomila euro sotto forma di contributi da defalcare dalla retribuzione.

Una richiesta che fa nascere molti dubbi se si pensa alla florida situazione dell’azienda che come la redazione ha scritto nel comunicato, negli ultimi 4 anni ha accumulato 228 milioni di euro di profitti e non solo, mentre Cairo faceva questa richiesta di sacrifico economico a lavoratori che con il loro stipendio devono mantenerci delle famiglie, Lui indiceva una riunione tra gli azionisti per dividersi gli utili di quest’anno di 15 milioni di euro dopo i 39 milioni di euro del 2019.

Persone intelligenti e obiettive potrebbero chiedersi : “Come mai questo personaggio fa la morale agli altri? Con quale diritto inizia guerre contro altre persone spacciandole per doveri verso la giusta trasparenza e verità?”

Qui stiamo parlando di lavoratori e professionisti umiliati e offesi da questa linea editoriale. E non lo stiamo dicendo noi soggettivamente, ma lo dicono gli stessi giornalisti di redazione all’interno del comunicato.

Alla Gazzetta, come abbiamo scritto già sopra, i prepensionamenti saranno 25, con una riduzione dell’orario in solidarietà fra il 15 e il 17 per cento. I giornalisti hanno accettato di lavorare una domenica in meno al mese fino a dicembre, anzichè tutte, come era prassi per un giornale sportivo. La redazione ha approvato con 91 sì e 47 no.

Con l’accordo viaggia anche la nomina a direttore di Stefano Barigelli attuale condirettore, probabilmente entro il mese di giugno. Barigelli si è molto speso in questo periodo per la conclusione dell’accordo, che farà risparmiare risorse all’editore Urbano Cairo.

In questo momento tutti si domandano quale strategia abbia pianificato per l’intero gruppo editoriale il maggiore azionista Urbano Cairo che ha agito “come mai si era visto nell’azienda che edita Gazzetta e Corriere” – dicono i giornalisti e dirigenti di più lunga esperienza.

Capito ora il perché di Barigelli come nuovo direttore della Gazzetta dello Sport dopo soli 2 anni di condirettorato con Monti? E guarda caso, dopo appena due mesi Barigelli su richiesta esplicita di Cairo, sforna prime pagine e inchieste sulla Lazio e su Lotito cominciando l’ennesima guerra mediatica.

Strano, non trovate? Proprio l’attuale direttore che fu uno degli importanti alleati dell’editore durante la contestazione nell’aprile scorso e che costò in pratica il posto a Monti che era direttore della Gazzetta dal febbraio 2010.

Cosa ha portato questo matrimonio nei confronti della Lazio e di Lotito?

Nella prossima puntata vi sveleremo Chi, Come e Perchè…

Foto in Copertina dal Web

 

 

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