Roma, l’ex ds Petrachi: “Da gennaio è partita una campagna contro di me. La squadra attuale l’ho costruita io”

L’addio del ormai ex ds giallorosso, Gianluca Petrachi, ha lasciato molto su cui discutere. Lui sperava di poter costruire una Roma con grandi ambizioni, ma alcune vicende successe fuori dal calcio glielo hanno probabilmente impedito.

Ai microfoni de Corriere dello Sport, ha parlato del periodo trascorso nella Roma, svelando anche qualche retroscena, fino al suo pensiero su alcuni giocatori. Ecco le sue parole:

CALCIOMERCATO

“Mkhitaryan? Lo presi in prestito gratuito e mi pagavano anche un po’ di ingaggio. Veniva da alcuni infortuni, mi sono preoccupato anche di curarlo. Gli feci fare dei lavori specifici in piscina.”

“Smalling? Eravamo su Lovren, ma lui voleva essere comprato, non sentiva ragioni, e io non spendo quindici milioni al buio per un giocatore con un problemino di pubalgia – aggiunge l’ex ds –. Un agente italiano mi chiamò e disse che potevamo prenderlo in prestito. Non ci credevo, pensavo a una bufala. Smalling era uno di quei marcatori in via di estinzione. Dovevo associarlo a Mancini, che è più libero.

Ibanez? Quando lo presi a gennaio fui massacrato in società. Tutti inca**ati, a cominciare da Pallotta. Un’operazione a nove milioni più uno di bonus con pagamento biennale.

Spinazzola? Non era felicissimo. Voleva giocare a sinistra, ma Kolarov era intoccabile. Il mister pur di farlo giocare lo impiegava a destra, ma il ragazzo s’incupiva. A gennaio si ruppe Zaniolo e ci serviva un esterno. Doveva arrivare Politano, tutti contenti. Ausilio ci dà l’ok e Marotta lo stoppa. Oggi è un titolare della Roma e della Nazionale.

Zaniolo? Non sono un diplomatico. Non ci so fare nelle relazioni. Non telefono ai direttori, non mi concedo. Non è nelle mie corde. Così scrivono che attaccavo Zaniolo perché avevo già deciso di venderlo. Non era così, al punto che Zaniolo è ancora con la Roma ed è un patrimonio della società.

Dzeko all’Inter? Con Conte ci lega una profonda amicizia, ma avevo già questionato con lui su Dzeko, che voleva portare all’Inter. “Non mi rompere i c******i con Dzeko, non te lo do. Inutile che sbatti la testa al muro”, gli dissi. Era un giocatore nel cuore dei tifosi, e io quando sposo una società sposo anche i suoi tifosi”.

SUL SUO ADDIO

“Un’invenzione. Da gennaio in poi è partita una strana campagna contro di me, hanno cominciato a scrivere che litigavo con tutti, giocatori e allenatore. Nessuno mi può smentire se dico che la spina dorsale della Roma attuale l’ho fatta io. Non abbiamo parlato di Veretout, un altro che ho voluto fortemente”.

BALDINI

“Fu lui il primo a chiamarmi, ci conoscevamo da quando facevamo i calciatori. La preistoria. Io estroso, ma potente. Lui un po’ fighetta. Franco ha molto apprezzato il mio lavoro come direttore sportivo. Con lui fui chiaro dall’inizio. Io volevo avere un unico riferimento. Se non era Pallotta, doveva essere Guido Fienga. Franco, da uomo intelligente, non si è mai permesso di condizionarmi al di là del normale confronto tecnico”.   

Foto da Web

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