ESCLUSIVA, Aristide Guarneri racconta la ‘Grande Inter’. “Herrera il miglior allenatore. Che coppia Picchi ed io. Scudetto 2020? E’ una lotta a quattro”

Ci sono giocatori che hanno fatto la storia e che sono la storia del calcio. Oggi incontriamo un uomo che tutt’altro è, un semplice ex giocatore. Un uomo che è la storia del calcio, il quale non solo ha una memoria incredibile, ma nel suo racconto fa vivere i suoi stessi sentimenti e le sue stesse emozioni nel ricordare il suo ‘mondo’. L’uomo che andremo a stringergli, anche se virtualmente, la mano è Aristide Guarneri. Una militanza sui campi da calcio partita dalla Juventina fino ad arrivare alla Cremonese come giocatore per poi iniziare la carriera da allenatore. Tanta storia, tanti racconti che trasmettono un amore per il calcio che oggi è veramente raro da riscontrare. Lasciamo a Guarneri di raccontare uno spezzone della sua importantissima vita :

Aristide Guarneri, praticamente un’enciclopedia del calcio: 3 scudetti, 2 coppe campioni, 2 coppe intercontinentali e 1 europea. Lei ha fatto anche parte della Grande Inter, anni 60, ed era in coppia con Armando Picchi. Che ricordi ha di quel periodo?

“Ho ricordi molto vari, perché da quando è arrivato Herrera è cambiato un po’ il calcio perché ha portato un’innovazione sia come metodologia di allenamento, come mangiare, come approccio ai giocatori… è cambiato proprio tutto quando è arrivato Herrera. Le racconto un episodio: io ero andato all’Inter 3 anni prima che arrivasse Herrera, quindi ho avuto altri allenatori, quando andavamo in ritiro ad agosto che andavamo sempre in montagna, la prima settimana si facevano passeggiate sui monti, corse, ginnastica… il pallone non si vedeva neanche!  Per far capire come è cambiato il calcio con Herrera: quando è arrivato lui, il primo giorno di allenamento, un pallone a testa! Abbiamo cominciato subito col pallone, noi il pallone lo vedevamo dopo una settimana con gli allenatori degli anni prima. Quindi lui ha cambiato proprio metodologia di allenamento e che è ancora valida adesso… All’ora era una cosa impensabile andare in ritiro ad agosto e prendere subito il pallone (ride), ci siamo meravigliati tutti quando siamo scesi al primo allenamento e abbiamo visto 30 palloni nuovi… non ci sembrava vero. E lui ci ha dato un pallone a testa e a volte ci fermavamo e facevamo un po’ di esercivi, e poi… subito con la! Un’altra cosa di cui lui era “amante” era la velocità: velocità di trasmissione della palla, di corsa, di pensiero, tutto incentrato sulla velocità… Tutto questo per far capire come erano gli allenatori prima e come era Herrera.”

Infatti, Herrera ha cambiato la storia del calcio…

“Esatto… io personalmente devo dire una cosa, che degli allenatori che ho avuto, gli allenamenti che faceva Herrera per il mio fisico erano il massimo, mi sentivo bene… con i suoi allenamenti, io fisicamente non ero mai stanco, ero sempre in forma, diciamo che ero atleticamente sempre a posto.”

Lei è diventato “insostituibile” dopo quella famosa partita Inter-Spal vinta 8-0

“E si (ride) … Quello è stato il mio esordio. All’ora le squadre forti, le prime partire erano sempre con squadre di bassa classifica…Diciamo che le squadre grosse avevano squadre “piccole”. Mi ricordo la prima partita che ha giocato un ragazzo a San Siro che c’erano 60-70 mila persone e quindi questo ragazzo poverino si è emozionato così tanto che ha fatto una partita disastrosa… La seconda partita anche andata male, la terza sono sceso io e abbiamo fatto 8-0 con la Spal e Angelillo ha fatto 5 gol, quell’anno lì per altro ha fatto il record che ancora adesso c’è…”

Incredibile…! C’è un episodio particolare nella sua storia: quello del 31 gennaio del 1965, Foggia-Inter, dove il Foggia vince 3-2… cosa è successo prima della partita, dove eravate andati?

“Siamo andati da Padre Pio, devo dire che è stata una bella cosa, io non sono un uomo di chiesa però dico la verità… a vedere Padre Pio già eri “sull’attenti”, ma già a vederlo senza che lui non facesse niente! Si vedeva una persona diversa da tutte le altre. Però, è stata l’ultima partita che abbiamo perso nel girone di ritorno, perché da quella partita abbiamo fatto 2 pareggi e le abbiamo vinte tutte e abbiamo vinto il campionato. Dopo quella partita lì siamo andati a Reggio Calabria con la regina e abbiamo vinto 1-0 e lì abbiamo cominciato a vincere. In quella partita lì, il Foggia ha giocato bene, da grande squadra. Noi un po’ sotto il nostro standard, ma da quella partita è successo qualcosa. Da li in avanti non abbiamo più perso.”

 

Lei ha avuto storie con personaggi di cui ci si deve soltanto che inchinare: Mazzola, Corso, Suarez, Bedin. Siete anche stati premiati insieme una volta a San Siro. Che ricordi ha di questi uomini?

“Bedin è entrato in prima squadra che giocava nella Primavera, Mazzola anche lui. Facchetti era bravissimo come terzino sinistro, era già bravo nella Primavera, era capocannoniere da terzino. Giacinto (Facchetti ndr) è stato grande merito di Herrera, perché all’inizio non è che andasse molto bene però con la volontà di Herrera, la capacità, con la persuasione. In principio Facchetti non faceva quello che diceva Herrera. Herrera voleva che lui andasse avanti invece lui giocava da terzino: 1,90 con le ali che c’erano all’ora che erano tutte piccoline faceva fatica diciamo… questo perché non faceva quello che diceva Herrera. Dopo pian piano ha cominciato ad andare avanti ed è venuto fuori il Facchetti che tutti conosciamo. Apro una parentesi su Facchetti, quando parlano dei terzini, gli scappa da ridere. Un terzino che ha fatto 60 gol senza tirare un rigore o una punizione non so gli altri dove possono essere. Non gli danno il merito che merita secondo me a Giacinto”

Lei ultimamente ha fatto i complimenti a Roberto Mancini, tecnico della Nazionale, visto che anche lei è stato un Nazionale. Gli ha fatto i complimenti perché è riuscito a motivare i giovani ed è stata un po’ la svolta di questa Nazionale perché comunque è “rinata” … dove può arrivare questa Nazionale secondo lei?

“Non bisogna cedere. Lui l’ha cambiata (la squadra ndr) mettendo molti giovani anche perché ci sono tanti stranieri in Italia. Però abbiamo incontrato anche squadre proprio a livello altissimo adesso andremo a vedere se incontreremo qualche squadra così, però le motivazioni lui le ha date e ha dato la mentalità vincente. E poi i giovani sono molto motivati, a parte la capacità che hanno molti giovani bravi, bisogna dire anche quello. Anche perché un conto è giocare con le Nazionali non eccelse, però se si vince vuol dire che qualcosa c’è”

Cosa manca secondo lei, rispetto al calcio vissuto da lei, al calcio odierno?

“Riguardo l’Inter, la squadra sta soffrendo molto anche con l’avvento dei cinesi. Secondo me manca un po’ come società l’Inter, perché quel presidente lì è giovanissimo. Una volta c’era il presidente, l’amministratore lì a Lodi, erano persone che sono sempre state nel calcio italiano, questi qui vengono dalla Cina e non conoscono tutte le cose ed è un po’ difficile. Però è sulla squadra giusta, vediamo con questo allenatore che mi sembra molto motivato, mi sembra che abbia voglia. I giocatori bravi li danno via, come squadra che vuole essere all’apice, se dai via quelli bravi, non riesco a capire come puoi stare all’apice. Però adesso è cambiato tutto, non posso fare il paragone con i miei tempi perché è improponibile: noi giocavamo 40-50 partite all’anno, adesso ne fanno 70-80, giocano ogni 3 giorni. Contano molto i giocatori perché ogni 3 giorni non si può neanche fare una preparazione: finisci di giocare, fai il riscaldamento e 2 giorni dopo hai la partita. Ho notato una cosa, che rispetto ai miei tempi bisogna avere molto più fisico. Una volta sopperivi il fisico con la classe, parlo di Rivera, di Mazzola , loro erano non avevano molto fisico, ma sopperivano con la classe, adesso non è abbastanza, adesso ci vuole anche il fisico, perché si corre molto di più e corrono in 11… una volta chi correva erano 3-4 , adesso invece bisogna correre molto di più e fisicamente ci vuole il fisico perché facendo ogni 3 giorni la partita il fisico conta molto, e anche la vita… molti giocatori adesso la vita la passano in un certo modo, da professionisti insomma…”

Ritornando al passato, con quali giocatori lei ha stretto un bel rapporto che va oltre la professionalità e che si è portato avanti fino ad ora?

“Con Armando (Picchi ndr) eravamo molto uniti, io e Corso abitavamo a Milano in una famiglia e avevamo una camera per nostro conto, con un nostro bagno e a mangiare andavamo al ristorante. Con Corso eravamo molto legati perché vivevamo tutti i giorni insieme. Con Picchi più in squadra, con Facchetti siamo diventati forse più amici dopo, perché all’ora io venivo a casa, Giacinto andava a casa, Domenghini andava al bar e Mazzola andava a Monza e però quando ci trovavamo eravamo molto legati. C’è una cosa da dire, ognuno, finita la partita, andava per affari suoi e non eravamo molto amici fuori, ma eravamo molto amici in campo, quello sicuramente, e si vedeva anche dai risultato. Per esempio con Giacinto siamo diventati amici quando è diventato un dirigente perché ha coinvolto anche le famiglie, eravamo io, Bedin, Mazzola, c’era Boninsegna. Giacinto faceva una cena e ci chiamava a tutti, con le mogli e ci chiamava spesso…”

Il campionato attuale: vicissitudini, il coronavirus, lo stop. Lottano per lo scudetto Juventus e Lazio, quale delle due secondo lei potrebbe fare la sorpresa all’altra?

“Dunque, la Juventus viene da una cosa che per lei è normale, la Lazio invece è una novità, quindi ha giocatori che sono motivati a parte che ha una bella squadra, perché devo dirlo… però starei attento anche all’Atalanta, perché anche l’Atalanta è motivata, ha una bella squadra, moderna, e non dimentichiamo neanche l’Inter, ora vediamo se resta qualcuno perché vedo che vogliono darli via tutti, non lo so io!”

Infatti, ora c’è il ‘caso’ Lautaro Martinez che vuole il Barcellona…

“Si, è quello che dico io… se vuoi stare ad un alto livello devi avere giocatori di alto livello, altrimenti è impossibile. Metti che il Barcellona da via Messi e da via Suarez, non è più Barcellona. Per stare ad alto livello devi avere una squadra competitiva, con dei campioni, non devi mandarli via…almeno secondo me…”

Moratti anche ha ragionato così…

“Eh si… Ci sono molti giocatori che prendeva lui. Guarda i giocatori che ci sono stati all’Inter, come Ronaldo, Milito, Eto’o e altri erano bravi… anche quello del Triplette, che squadra che avevamo! Come sono andati via, la squadra è calata, per forza, è naturale questo. Se non hai dei campioni, non dico 11 campioni che sarebbe troppo, ma se hai i campioni nei posti giusti è così…”

Sua figlia oltre ad essere appassionata di calcio è amministratrice del gruppo Facebook “Quando i calciatori avevano facce da calciatori” e noi stiamo cercando di intervistare tutti voi che avete fatto la storia e, strano a dirsi abbiamo riscontrato veramente un grande interesse da parte dei giovani.

“Si è vero, sembra strano… ogni tanto io dico: “devi parlare col nonno” (ride), perché vedo i giocatori di 15-17 anni che hanno sentito dire, però “devi parlare col nonno” nel senso che è lui che ci ha visto, che ci ha seguito… però sì, si sono interessati. Abbiamo fatto qualcosa anche noi… questo periodo qui sono stato anch’io in casa e hanno fatto vedere un sacco di partite, un po’ meno quelle dell’Inter. In 4 anni, lo sanno tutti, abbiamo vinto 2 coppe dei campioni e 1 la abbiamo persa in finale e 1 in semifinale e 2 intercontinentali.”

Ecco perché è denominata la “Grande Inter”, perché comunque avete fatto quello che nessuno ha fatto nella storia.

“Si, ho notato che quando si dice “Grande Inter” lo sanno tutti quando è stata e quello mi fa molto piacere, perché quando dici “Grande Inter” lo sanno che è stata l’Inter di Herrera. Una volta facevo l’osservatore a Piacenza ed ero lì a vedere una partita e alla fine del 1° tempo viene su un signore dalla gradinata e mi fa: “Lei è quello della rima vero?” (ride) …La rima sarebbe Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Picchi… mi ha fatto piacere anche quello… e non era nemmeno un tifoso dell’Inter. Poi c’è una cosa da dire, non c’erano i cambi allora e quindi giocavano sempre quelli. Per esempio io da giovane ero un tifoso della Juventus, e me la ricordo ancora adesso la formazione di all’ora! Viola, Bertuccelli, Manente, Mari, Parola, Piccinini… Cioè all’ora giocavano sempre quelli e non c’era il cambio e difficilmente ci si faceva male!”

Eravate più tosti!

“Si esatto! (ride)…”

Queste cose fanno capire che i privilegi che i giocatori hanno oggi, all’epoca non c’erano

“Esatto non c’erano. Però devo dire una cosa, Herrera pretendeva molto da noi, però eravamo trattati bene dalla società, noi i viaggi li facevamo con un aereo nostro. Herrera pretendeva molto sia in campo che fuori, ma eravamo trattati molto bene. Mi ricordo una volta siamo andati a giocare in Inghilterra, una partita amichevole ad Edimburgo, siamo andati in un albergo dove i bagni non erano in camera ma erano quelli fuori, allora Herrera ci ha chiamato, è andato al bureau, e ha detto a quello del bureau: “Qual è il miglior albergo di Edimburgo?” Abbiam preso e siamo andati via (ride)… per far capire come eravamo trattati noi all’ora anche se Herrera pretendeva molto nel campo e fuori e infatti siamo stati per esempio nei migliori alberghi. Quando andavamo in Nazionale e parlavamo con gli altri compagni, loro queste cose non le facevano…”

E’ stato veramente bello parlare con lei. E’ un nonno a tutti gli effetti e non solo del calcio

“Grazie, è bello raccontare. Anzi sono sempre a disposizione. Lo faccio molto volentieri”

 

A cura di Stefano Ghezzi e Davide Teta  

Foto Wikipedia – Web

 

 

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