ESCLUSIVA, Carlo Bresciani: “Quando andai a Foggia ero preoccupato, poi invece…”

Torna la nostra rubrica sul passato, e con lei, oggi, vi parliamo di Carlo Bresciani: ex attaccante di Fiorentina, Foggia, Spal, Bari, Sampdoria e Catanzaro e attualmente allenatore in Serie D. Questi i suoi ricordi e le sue parole: dall’esordio in giovane età a Foggia, fino alla sua esperienza da allenatore nel settore giovanile della Fiorentina:

Piazze importanti

“Devo dire la verità, ho un grande ricordo di tutte le città in cui ho giocato. Anche se Genova, insieme a Ferrara hanno un posto particolare nel mio cuore, visto che sono le città dove sono stato più tempo e dove ho più amici. Senza nulla togliere nulla a Bari, Lecce, Foggia, Catanzaro e Firenze, che sono tutte città stupende.”

Dal campo alla panchina

“Quando andai al Foggia ricordo che avevo diciannove anni, ed ero molto preoccupato: davanti avevo giocatori proveniente da grandi squadre, come Inter e Milan. Poi però mi fu data un’opportunità, e fui bravo a coglierla: quell’anno vinsi la classifica cannonieri in Serie B. Fu l’anno del mio rilancio. Da lì in poi ho passati tanti bei momenti: i gol contro la Juventus a Firenze, la tripletta contro il Verona a Genova, tutto il periodo a Ferrara con Galeone… tutti momenti semplicemente indimenticabili”

“Quando smetti di giocare è sempre un trauma, poi per me lo è stato ancora di più, visto che smismi per un brutto infortunio al ginocchio. Dopo quell’episodio cominciai praticamente subito ad allenare: feci un corso a Firenze, per prendere il patentino, poi allenai il settore giovanile della Fiorentina per tre anni.”

Più tecnica ma meno affetti

“Tecnicamente parlando oggi è più facile vedere giocatori spettacolari, anchè perchè gli spazi sono molto più stretti ed i tempi di gioco molto più corti, quindi risulta difficile che un ragazzo tecnicamente carente possa emergere nel settore odierno. Sotto l’aspetto socio-ambientale, invece, devo dire che forse si stava meglio ai nostri tempi: le società erano quasi come delle famiglie, oggi invece sembrano più aziende. Anche il rapporto con i tifosi era molto più intimo.”

Un attaccante atipico

“Io ero un attaccante un po’ particolare: non ho mai fatto tantissimi gol, però mi esaltavo con le sponde e negli assist. Mi dava forse più soddisfazione mettere in porta un compagno, piuttosto che segnare. Un’altra mia caratteristica era la bravura nello stacco di testa. Il gol di Ronaldo contro la Sampdoria, per esempio, mi ha ricordato alcuni dei miei colpi (ovviamente con tutte le dovute proporzioni).

 

L’importanza dei social

Sento molta gente che a volte si lamenta dei social, ma credo che, se usati con la giusta moderazione, possano essere davvero una risorsa importante: con Facebook, per esempio, ho ritrovato amici che non sentivo da più di trent’anni. Faccio anche parte di un gruppo (Quando i calciatori avevano facce da calciatori), e devo dire che è veramente un bel punto di ritrovo: dà l’opportunità di ritrovarsi tra vecchi amici, di rivivere insieme determinati ricordi. Sono cose belle ed importanti, soprattutto in un momento del genere.”

Ripartire, ma in sicurezza

“Sicuramente non vorrei esserei nei panni degli attuali politici: la situazione senza dubbio non è facile. Da quanto dicono, però, sembra che i principali campionati siano destinati a ripartire. Certo, se si ricomincia e non succede niente, allora bene, però se ci fossero ulteriori casi come ci si comporterebbe? Da giocatore, ovviamente, vorrei vedere il calcio ripartire domani, d’altra parte, però, credo che la sicurezza venga prima di tutto.”

 

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