Esclusiva, Intervista a Lamberto Boranga : una vita tra i campi di calcio e le corsie d’ospedale

1886: Robert Louis Stevenson pubblica “Lo strano caso di Dr.Jekyll e Mr. Hyde”: la storia di un uomo dalla doppia vita: talvolta stimato dottore e talvolta pazzo assassino. Bene. Noi oggi, nel nostro piccolo, a distanza di più di 100 anni, vogliamo raccontarvi di un uomo per alcuni versi simile al personaggio che rese famoso Stevenson: stiamo parlando di Lamberto Boranga: ex giocatore di Serie A e Serie B, ma anche medico specializzato. Un uomo da sempre diviso tra le sue due grandi passioni: il calcio e la medicina.

La porta nel destino

“Da bambino, mi ricordo, che mio fratello maggiore mi metteva tra i pali e tirava. Questo è stato l’inizio di tutto. Anche se poi da ragazzino, quando andavo dai salesiani, mi divertivo a giocare in attacco. Un prete, però, decise che ero troppo forte e che le squadre fossero squilibrate con me palla al piede, dunque mi rimise in porta. Da lì in poi non ho più abbandonato i pali.

Da Perugia a Perugia

“Dopo Perugia e Fiorentina arrivai alla Reggiana, con la quale ritornai dopo la mia parentesi al Brescia, nonostante fosse in Serie C. Dopo aver conquistato la B, e aver giocato lì un paio d’anni, pensai di smettere, per dedicarmi completamente alla medicina, poi però arrivò il Cesena, che mi diede l’occasione di tornare in Serie A. Lì giocai per quattro anni, e nel mentre mi laureai. Poi come per tutti arrivò il momento dell’addio: decisi quindi di tornare a casa mia, a Perugia. Da quel momento ho giocato più che altro per divertimento, dedicandomi principlamente al mio lavoro di medico.” 

Highlander

“Non ho mai smesso di giocare: ancora oggi, a 75 anni, se mi chiamano e ho voglia, mi piazzo tra i pali. Il segreto è tenersi in forma: mangio bene, non ho vizi e il fisico ancora risponde. Quindi perchè non rimettersi in gioco, di tanto in tanto? Io mi diverto, e questo è l’importante.”

Un calcio tra passione e denaro

Io ho giocato a calcio principalmente per divertimento, e meno per i soldi. Ora invece è tutto diverso: il calciatore è un professionista, che fondamentalmente gioca per lo stipendio. Certo, non nascondo che anche ai miei tempi il fattore economico fosse importante, ma il vero motore che ci spingeva a scendere in campo era alimentato dalla passione per il pallone. Credo che, ad oggi, il calcio sia esageratamente attaccato agli interessi economici.”

La somiglianza con Perin

“Oggi il ruolo del portiere è cambiato molto: l’altezza, per esempio, è diventata un requisito fondamentale. Certo, io non sono basso, ma neanche altissimo, per questo, se dovessi fare il nome di un portiere contemporaneo nel quale mi rivedo, credo che farei il nome di Perin: un portiere non estremamente alto, fantasioso e che sà usare bene i piedi.”

 

L’importanza dei social

“Ultimamente sono entrato a far parte di un gruppo: “Quando i calciatori avevano facce da calciatori“. Qui  ho ritrovato tanti dei miei vecchi compagni. Per me è veramente importante parlare con i miei vecchi amici calciatori: mi trovo benissimo anche con i miei colleghi medici, ma ancora meglio con i miei ex colleghi sul campo: parliamo lo stesso linguaggio, abbiamo vissuto le stesse emozioni, le stesse esperienze. Rimanere uniti, ancora oggi, è fondamentale”

Calcio e Coronavirus: tanti punti di domanda

“La situazione è senza dubbio difficile, visto il mutamento di questo virus. Ora si stanno facendo passi avanti, per esempio con l’utilizzo del plasma dei guariti sui contagiati. Purtroppo, però, questo siero non costa niente: le case farmaceutiche non ci guadagnano nulla, cosi hanno demonizzato questa iniziativa. Per quanto riguarda il calcio, credo che debba ripartire per via del danno economico a qui andrebbe incontro, in caso contrario. Senza dubbio però ci saranno varie precauzioni da mettere in atto: sanificazione degli spogliatoi, sanificazione degli alberghi in cui alloggeranno e via dicendo. Tutti problemi a qui una società di Serie A può senza dubbio far fronte. Discorso diverso per le società dalla B in giù, per loro credo che sarà molto più dura ripartire.”

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