Esclusiva, Claudio Turella: “Una volta le squadre erano famiglie, oggi invece…”

Come di consueto SportPress24, torna con il suo solito appuntamento insieme al passato: oggi, a scambiare qualche battuta con noi, abbiamo avuto l’onore di avere CLAUDIO TURELLA : ex giocatore di Parma, Foggia, Novara e Mantova, con una storica promozione in Serie A annoverata nel palmares.

Un inizio casuale

Io mi sono trovato a fare il calciatore senza rendermene conto: da ragazzino giocavo in paese, non avevo una grandissima passione per il calcio, poi però alcuni talent scout mi notarono ed entrai nel giro. Da quel momento ho iniziato a conoscere i pregi di questo mondo, ma anche i difetti: dovetti allontanarmi da Mantova, e di conseguenza anche da molti dei miei affetti, non fu facile.”

Cuore rossonero

Foggia mi è rimasta nel cuore: la tifoseria è fantastica, anche se abbiamo avuto dei momenti un po’ particolari, come quello legato all’esonero di Cesare Maldini: i tifosi se la presero con alcuni dei calciatori, tra i quali anch’io. Nonostante ciò sono sempre riuscito ad avere un confronto positivo con loro.”

Un calcio senza il pallone

“Credo che il calcio sia completamente cambiato dai tempi in cui giocavo io: ai miei tempi non c’era questa fobia per la prestanza fisica e la corsa, era molto più considerata la tecnica. Un giocatore tecnico faceva senza dubbio carriera. Questo cambiamento lo possiamo constatare anche negli allenamenti che fanno oggi i ragazzini: ormai sono prevalentemente corsa e tattica, il pallone non si tocca quasi più. Per farti capire: un mio amico, a cui il calcio non interessa particolarmente, mi ha fatto notare che da qualche anno, ormai, quando si vede un ragazzino aspettare il pullman per andare al campo e gli si chiede dove stia andando, lui sistematicamente risponde: “Vado ad allenarmi”. Una volta non era cosi: una volta si rispondeva: “Vado a giocare a pallone”. Anche da queste piccole cose si capisce come sia cambiato il mondo del calcio.”

“Anche a livello gestionale si è cambiato tanto: oggi si parla di soldi che una volta non esistevano. Certo, guadagnavi comunque dieci volte quello che guadagnava un operaio, però stiamo sempre parlando di stipendi che non hanno nulla a che vedere con quello che oggi percepisce in media un calciatore. Non solo, oggi c’è anche un cambiamento a livello sociale: una volta le squadre erano famiglie, oggi invece vedi i calciatori scendere dal pullman con le cuffiette, senza neanche guardarsi

Un passato in versione social

“Su facebook, nel gruppo “Quando i calciatori avevano facce da calciatori“, ho avuto l’occasione di ritrovare diversi ex compagni di squadra. Abbiamo avuto anche l’occasione di prendere parte a diversi raduni, noi ex del Foggia: qualche anno fa ci siamo ritrovati a Pisa, per festeggiare la promozione del 76′. Ci saremmo dovuti rivedere anche quest’anno, ma vista la situazione non credo che ce la faremo.”

L’importanza di sapersi fermare

Non sono pienamente d’accordo con la decisione di rimanere chiusi in casa, ma allo stesso tempo mi pongo il dubbio se sia giusto riprendere. Per quanto riguarda il calcio, ci tengo prima di tutto a sottolineare che per me, giocando a porte chiuse, quello non sarebbe davvero calcio. Io capisco i vari discorsi economici che vengono fatti, però allo stesso tempo mi chiedo: “Ma se dovesse esserci un altro caso di coronavirus, tra i calciatori, dopo la ripresa, come ci si dovrebbe comportare?”. Fosse per me non riprenderei e non assegnerei alcuno scudetto, mentre promuoverei le prime due della Serie B, creando una Serie A a 22 squadre.”

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