ESCLUSIVA, Intervista ad Antonio Di Gennaro : “Bearzot un Papà. Terim? Che legame con Firenze”

Voce inconfondibile e conoscenza del calcio da vero intenditore. Un uomo che da calciatore ha lasciato il segno nel Verona, nel Bari e nella Fiorentina. Grande bagaglio di insegnamenti, grazie a Maestri come Enzo Bearzot e Fatih Terim. 182 presenze in campionato, 18 gol, 1 Scudetto, Nazionale Italiana dall’Under 20 fino alla Prima Squadra, infiniti colpi di classe assoluta, di chi parliamo? Naturalmente di Antonio Di Gennaro.

Una importante storia alle spalle messa a disposizione di tanti ascoltatori che lo seguono attualmente nel commento tecnico/tattico durante le partite sulla Rai della nazionale Italiana. Ha calcato grandi campi di calcio per approdare nel mondo televisivo, passando da Stream, Sky, Mediaset ed ora in Rai. Una persona disponibilissima che insegna solo grazie al tono di voce con cui racconta la sua vita.

In Esclusiva lo abbiamo intervistato ed è stata una bellissima sorpresa :

Quanto manca ad Antonio di Gennaro il calcio moderno in questo momento particolare per il Covid-19?

“Il calcio è lo sport ed il lavoro della mia vita, lo è tuttora, quindi mi manca in maniera forte anche perché siamo stati messi a tappeto da un virus invisibile. Immagino anche i ragazzini che non possono andare insieme per strada, nelle scuole calcio, negli stadi, insomma, manca tutto! A volte possono esserci delle polemiche sul calcio, c’è sempre qualche piccola situazione non positiva. Quando succedono queste cose, dato che il calcio è lo sport più popolare, manca in maniera diretta. Ci auguriamo che magari lo potremmo valorizzare ancora di più anche creando un calcio migliore sotto ogni punto di vista. Questo stop ha bloccato tutti in attesa e ci potrebbe far riflettere su molte cose.”

Durante la sua esperienza che ha avuto nel passato come calciatore qual è l’episodio che l’ha segnata di più, un episodio che non dimenticherà mai?

“Chi fa il calciatore come mestiere, credo che arrivare a partecipare al Mondiale con la Nazionale, anche se in Messico siamo stati eliminati agli ottavi, sia un punto importante di un percorso che si inizia da bambino con la passione e l’amore per il calcio. Il Coronamento di una cosa che da bambini è passione che poi diventa un mestiere ma deve restare comunque un divertimento. Quindi per me partecipare al Mondiale è stato l’apice massimo per la mia carriera. Mi ricordo la partita con la Fiorentina in casa a Verona, io uscii un quarto d’ora dalla fine perché ebbi un problema e poi non ci furono complicazioni e quindi la domenica dopo esordii a Losanna contro la Svizzera, quella settimana è stata la settimana più bella, più importane per chi fa questo mestiere.”

Che ricordi ha di Bearzot il suo CT?

“E’ un padre di famiglia… all’epoca era un selezionatore a livello federale e quindi c’era questo rapporto umano proprio nel dare consigli, c’era anche Cesare Maldini e altri personaggi che avevano fatto calcio a certi livelli ed avevano esperienza sia sul campo che fuori. Anche a livello tattico era uno molto bravo a gestire e a mettere in campo la squadra, è stato molto bravo a impiegare nel ruolo giusto i giocatori”

Lei inizia col Verona, poi con la Fiorentina e poi si conferma col Verona, quanto ha dovuto sudare il posto avendo dall’altra parte uno come Antognoni, che leggendo la sua storia, le ha fatto un po’ sudare sangue!

No no, assolutamente… È stato messo questo dualismo creato così da altre persone, io ho giocato con Giancarlo due/tre anni io giocavo con l’8 lui col 10, specialmente l’anno 78-79, poi c’è stato un periodo dove non riuscivo a giocare ma non perché c’erano problemi con lui, anzi io sono cresciuto con lui, (per esempio nella primavera), quindi è normale che non avevo spazio e quindi ho chiesto di andare a giocare, ma non ho avuto mai situazioni contro Giancarlo, anzi poi lo ho avuto come dirigente, per me è un punto di riferimento, problematiche mai avute, anzi, ho soltanto imparato da lui.

Lei prima ha parlato della Nazionale, che è stato un importante traguardo, però c’è stata anche la Champions League, quando addirittura il Verona eliminò il PAOK di Salonicco.

“Si, poi purtroppo contro la Juventus non siamo riusciti a passare, la famosa parità a porte chiuse. Si c’è stato anche il coronamento di anni importanti a Verona con lo scudetto, gli anni dopo lo scudetto giocavamo molto bene in coppa mentre in campionato non ci esprimevamo come gli altri anni. E’ stata un’esperienza irripetibile anche per il Verona stesso. Poi siamo arrivati anche in Coppa Uefa, ma “La Coppa dei Campioni” come si chiamava all’epoca la Champions, diciamo che è un qualcosa di particolare.”

Questo Verona? In questo Campionato ha messo in difficoltà diverse squadre.

“Quest’anno il Verona era nelle posizioni “difficili”, però ha dimostrato sia in casa che fuori, sia con le piccole che con le grandi squadre, di giocarsela con tutti. Quest’anno Juric ha fatto veramente un bel lavoro.”

Lei ha terminato poi la sua carriera da calciatore tra Bari e Barletta, addirittura è stato capitano dei “galletti”… quanto manca la piazza di Bari a questa Serie A?

“Bari è una città importante il calcio è vissuto in maniera passionale, credo che dovrebbe rimanere sempre nella massima serie, purtroppo non è arrivata nel giro Europeo, noi siamo arrivati vicini quei 2 anni di serie A che avevamo fatto quindi per poco questa piazza manca arrivare in Europa, i tifosi anche in serie B l’anno scorso, quest’anno in C, sono sempre presenti, in uno stadio così grande possono sembrare pochi. Dal 2010 purtroppo fino ad ora hanno passato anni difficili col fatto delle scommesse, fallimenti pilotati, il fallimento di 2 anni fa, a parte quei 3 mesi importanti di rimonta hanno sfiorato la Serie A. L’augurio con questa società nuova, molto competente, anche con esperienza, è che possano arrivare in Serie A prima possibile e poi puntare anche in Europa, perché ripeto, il fatto Bari che non sia andata in Europa dispiace, sia per la piazza che per i tifosi che contiene… già quest’anno non si sa se finirà il campionato o meno ma il Bari potrebbe andare anche in Serie B. Il fallimento è stata una situazione veramente che non si aspettava nessuno, però penso che con questa nuova società abbia trovato il filo buono per poter rimanere a certi livelli per molti anni.”

Quando lei è diventata allenatore ha affiancato per un po’ di tempo Fatih Terim, un grande allenatore che ora gioca in casa allenando il Galatasary ad Istanbul. Che ricordi ha di Terim?

“Fatih Terim è arrivato a Firenze mentre io facevo le Nazionali, dopo l’exploit con il Galatasaray nel 2000 che poi oltre al campionato e alle coppe turche c’era la coppa Uefa quindi serviva un secondo italiano e riuscì ad affiancare la sua panchina, anche se incuteva un po di timore per come era serio e posato. I primi tempi era solo una conoscenza verso di lui. Poi dopo ci siamo sciolti tutti e abbiamo fatto 4-5 mesi di calcio bello a Firenze si sono innamorati. Siamo arrivati alla finale Coppa Italia ma l’ha vinta Mancini. Il rapporto inizialmente così ma poi ci siamo aperti, era disponibile, Andrea purtroppo non c’è più… siamo stati molto grati per aver fatto questo salto, dalle giovanili alla prima squadra che poi ci ha portato anche al Milan e li siamo durati solo 5 mesi, non per un discorso di risultati, ma non avevamo legato con la dirigenza e con qualche giocatore. Qualche piccolo problema, forse anche con qualche giocatore. Ci sentiamo meno rispetto a prima però gli sono grato per l’esperienza che mi ha fatto vivere.

Anche Terim è stato contagiato dal Coronavirus..

“Si ho letto, ma ora sta bene, è guarito ed ora è ritornato al Galatasaray. Lui a Firenze ci ha lasciato il cuore lo dice sempre, anche perché a Firenze i fiorentini si son divertiti quel periodo lì a Firenze la pizza. Hanno un ricordo bello nonostante non fosse una squadra di grandissima qualità però lui aveva creato dopo i primi 2-3 mesi un calcio di divertente e anche di produttivo.

 

Lei adesso veste un ruolo particolare, l’opinionista. Quanto le piace raccontare il calcio?

Io ero sotto contratto al Milan nel 2002 e mi chiamò Stream e io stavo aspettando un eventuale chiamata per poter allenare da solo. Poi si è unificata insieme a Sky e sono partito e dopo mi è piaciuto commentare le partite, il calcio vissuto prima sul campo e poi in sala stampa a fare la telecronaca. E’ divertente, mi piace perché è rimasto il mio mondo. Sono stato con Sky, Mediaset, ora sono in Rai…Devo dire che anche in questa situazione mi ritengo fortunato e privilegiato.

La maggioranza degli ascoltatori la definiscono “uno dei migliori opinionisti in circolazione”… le fa onore questa cosa!

“Mi fa piacere, ormai sono 18 anni che ho iniziato ma c’è sempre da migliorare. Purtroppo quest’anno l’Europeo è stato rimandato ma ci eravamo preparati molto bene. La nazionale sta facendo un ottimo lavoro, ho sentito Mancini e abbiamo commentando la crescita che ha fatto… Sì, sono contento perché commentare la nazionale è comunque un qualcosa di speciale.

Anche Lei come altri suoi colleghi raccontate la storia dei tanti ex-giocatori che hanno fatto e che possono trasmettere qualcosa. Secondo lei, che cosa significa raccontare la vostra storia ai tanti giovani che seguono questo sport che è il più bello al mondo?

“Io faccio sempre riferimento al mio periodo 70/90 e noi ai tempi ci divertivamo veramente, oltre il discorso “campo” c’era un discorso “cuore” che almeno nelle squadre dove ho giocato, nei rapporti che ho intrapreso, ci si divertiva molto, non so se adesso si divertono come i nostri tempi, non lo posso sapere, è cambiato molto, è cambiata la generazione, mi ricordo l’ultimo anno a Barletta c’erano molti giovani, già si vedeva che i giovani non avevano grandissimo rispetto per i giocatori anziani che ovviamente avevano esperienza e che dovevano dare i consigli, c’era superficialità. Ai miei tempi il rapporto con chi aveva più anni di te era più forte, più rispettoso al massimo, imparavi, stavi muto. Era sicuramente un altro calcio, molti lo definiscono come un calcio diverso perché era un calcio più lento, ora invece è più aggressivo, più veloce. Su questa cosa, quando c’è un dibattito mi viene un po’ da ridere perché gli anni dove ho giocato io c’erano giocatori fortissimi, tra i più forti al mondo, Falcao, Maradona, Sócrates, Junior, Zico, Rumeenigge, Cerezo, era un calcio diverso. Ripeto, ai giorni nostri non so se i ragazzi si divertono e hanno la possibilità oltre al campo di gestire i rapporti fuori con i compagni. D’altronde oggi i tempi son cambiati, c’è il procuratore, c’è l’addetto stampa, prima per fare le interviste i giornalisti venivano sul campo a instaurare un rapporto più umano, più diretto. Ora la comunicazione è diventata molto più social, bisogna stare attenti a parlare, quindi prima era un calcio più “umano”

Nel campionato attuale, sperando di poter ripartite, la Juventus è prima e ad un punto c’è la sorpresa, questa Lazio di Inzaghi che ha sorpreso un po tutti. Secondo lei chi può vincere lo scudetto?

“Questo virus ci ha messo a tappeto, non so cosa può creare dopo. Ora siamo a casa, ma il problema è quando si ripartirà e se ripartiremo e come ripartiranno i giocatori. In questa situazione psicologia mentale è importante. Adesso si pensa di più al recupero a livello fisico, perchè si fa in 2-3 settimane, ma quello mentale spesso viene lasciato, e secondo me è la parte più importante. Quindi chi avrà più forza e anche più capacità di gestire questa sosta, affronterà meglio la ripresa. Sulla carta la Juve è molto forte, ha 2 squadre, però la Lazio e il suo allenatore hanno dimostrato veramente di essere una squadra e un gruppo molto forte. Sinceramente la Juve è abituata a stare a questi livelli, ma attenzione ai Biancocelesti perchè avendo soltanto il campionato, potrebbero avere qualche chance in più. Io darei 55% Juve e 45% Lazio.”

Esclusiva di Sportpress24 – Stefano Ghezzi – Davide Teta – Jacopo Fazi

Foto da Web

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