Il calcio non può e non deve morire

Mentre l’emergenza Coronavirus prosegue e confidando che tutte le misure adottate (purtroppo tardivamente come dimostra quell’Atalanta-Valencia giocata a porte aperte il 19 febbraio, in pieno stato emergenziale come da Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio, e che secondo Borrelli rappresenta il detonatore di tutto) siano decisive per debellare questo virus, l’appello da fare per quanto riguarda il mondo dello sport e del calcio in particolare è che si possa riprendere quando le condizioni lo riterranno possibile.

Più specificamente quei dirigenti calcistici che si auspicano la fine anticipata del campionato di serie A non capiscono che così facendo firmerebbero anche la fine di molte società.

Lotito sta combattendo una battaglia non solo per garantire la legalità del campionato, ma anche e soprattutto per far continuare a vivere il calcio così tanto importante per l’economia dell’Italia e per il risvolto passionale per il mondo dei tifosi. Dunque, campionato da portare a termine anche se si dovesse giocare a giugno e riattivare un sistema virtuoso con regole più stringenti e inderogabili.

Che Atalanta-Valencia sia l’ultimo esempio dell’incuria e dell’ignoranza dell’uomo.

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