Vi racconto “El Trinche”

di Marco Rapo

“Da Rosario sono passati campioni come Messi, Di Maria, il tata Martino, Bielsa, el Trince Carlovich, che lo stesso Maradona definì più forte di lui, ma questa è un altra storia.”
Un pezzo estrapolato dal mio ultimo articolo sul calcio Rosarino. È venuto il momento quindi di scrivere chi è Tomas Felipe Carlovich, o meglio conosciuto come “El Trince”.
Tomas Carlovich nasce a Rosario nel 1949. Il padre Mario, immigrato croato, negli anni 30 si trasferì in Argentina per cercare fortuna. Famiglia numerosa quella dei Carlovich, Tomas è l’ultimo dei sette fratelli.
Per giocare a calcio e farsi notare bisogna avere talento, e il Trinche ne aveva da vendere.


Alla fine degli anni ’60 iniziò la sua carriera nel Rosario Central stagione 69/70 per poi cambiare varie squadre, ma la sua leggenda iniziò con la maglia del Central Córdoba.
Nel Central Cordoba fa letteralmente impazzire i tifosi, l’idolo in assoluto, il genio, l’uomo in più della squadra, i tifosi chiedono dribling e tunnel e lui esaudisce le richieste che giungono dalle tribune. Si narra (ed è verità) che fuori lo stadio sui cancelli del “Gabino Sosa” gli addetti ponevano un cartello “Esta noche juega el Trinche” (questa sera gioca il Trinche), Si perchè il biglietto se giocava lui costava ovviamente di più.
La partita che lo consacrò leggenda fu nell’Aprile del 1974 quando la nazionale Argentina si trova a Rosario per l’ultima amichevole in vista del mondiale. Gli organizzatori mettono su un team di giocatori “rosarini”, sia del Rosario Central che del Newell’s, e tra loro Tomas Felipe Carlovich.


Per l’Albinceleste una partitella di rito che con il passare dei minuti diventò un incubo, si perchè al 45′ la nazionale era sotto di 3-0, el Trinche con il pallone, in quel match, fece spettacolo, puro calcio: finte, dribling, tunnel, doppi tunnel, colpi di tacco, assist… a tal punto da far chiedere al CT argentino la sua sostituzione, del Trinche, al collega della selezione rosarina.
Il suo ruolo è quello di “volante” difensivo, ovvero il giocatore davanti ai quattro di difesa, ma lui con il suo numero 5 dietro la schiena fa tutto ciò che vuole in ogni parte del campo.
Ad oggi, ogni volta che qualcuno gli chiede dove poteva arrivare con il suo talento, El Trinche risponde che per lui non era importante arrivare, per lui l’importante era giocare a calcio, fare quello che gli piaceva, ovvero giocare, stare con la famiglia e pescare.


Ebbe diverse offerte, tra cui quella del Colon nel 1977, ma nel club conta solo 2 presenze, la lontananza da Rosario era troppo forte, cosi tornò (dopo una fugace parentesi anche al Deportivo Maipú) nel suo Central Cordoba.
Carlovich si ritirò definitivamente nel 1986 dedicandosi definitivamente alla sua passione, la pesca.

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