Il Calcio Argentino unico al mondo, ‘Siete canaglie’ ‘…e voi siete lebbrosi’. L’Eterna rivalità tra Leprosos e Canallas

di Marco Rapo 

L’Argentina, la tierra del tango y del futbol. Per tanti, molti, il calcio in Argentina è Boca-River, el clasico, la sfida che accende gli animi, forse anche per via della notorietà dei due club.
Ma il calcio, el futbol, è soprattutto passione ed è proprio per questo che per gli amanti del “futbol”, la vera città del calcio è Rosario, città capoluogo dell’omonimo dipartimento, è la città più grande e popolosa della provincia argentina di Santa Fe e la sede dei club Rosario Central (a nord) e Newell’s Old Boys (a sud della città), ma più che parlare di club si dovrebbe parlare di appartenenza, di identità e stili di vita.

Si perchè a Rosario parlare di “derby” o come viene chiamato qui “el clasico” non è solo l’aspettare e vivere la partita, qui si parla di un qualcosa che vive 365 giorni all’anno, come già scritto, si parla di una appartenenza. Si perchè se tifi Central scegli uno dei tuoi, non vai dal barbiere “leproso” (lebbroso) che tifa Newell’s e viceversa se devi iscrivere tuo figlio a scuola non lo iscriverai mai in quella scuola lí dove il preside è una “canalla” (canaglia) perchè tifa Central.

Leprosos e Canallas, due soprannomi portati con orgoglio dagli uni e dagli altri, due mondi che dividono (in tutti i sensi) la stessa città.
Tutto ebbe inizio, quasi un secolo fa, con una partita (mai giocata ndr) che avrebbe dovuto avere uno scopo benefico, ovvero una raccolta fondi per l’Ospedale Carrasco da parte del patronato dei lebbrosi. Il Central, si rifiutò inaspettatamente di scendere in campo così da scatenare l’ira di quelli del Newell’s : “siete delle canaglie”, gli altri risposero a tono :“se ci tenete cosi tanto significa che pure voi siete dei lebbrosi”. Da qui l’eterna rivalità rosarina di due mondi che tra loro condividono solamente e a modo loro una città, leprosos y canallas.

A Rosario non esiste una via di mezzo o l’imparzialità, o sei “canalla” o sei “leproso”, una rivalità che va oltre il calcio, in città i murales raffigurano gli idoli e la vita sia del Central che del NOB. Interi quartieri fungono da roccaforti, a nessuno mai verrebbe in mente da vivere nel “barrio” sbagliato. Da Rosario sono passati campioni come Messi, Di Maria, il tata Martino, Bielsa, el Trince Carlovich, che lo stesso Maradona definì più forte di lui, ma questa è un altra storia.
Rosario è il calcio, o meglio, Rosario è la città del Calcio per antonomasia, qualcosa che va oltre la normale logica di vita.

 

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