Al via la 126esima edizione del Sei Nazioni, uno dei tornei più antichi del mondo

La 126esima edizione del torneo Sei Nazioni di rugby inizia oggi con la prima giornata delle cinque in programma. La partita inaugurale si gioca alle 15.15 al Millennium Stadium di Cardiff, lo stadio della nazionale gallese, che l’anno scorso vinse a mani basse il torneo facendo il Grande Slam, ossia vincendo tutte le partite disputate. Nella prima partita di questa edizione il Galles giocherà contro l’Italia, l’ultima classificata della scorsa edizione, che non vince una partita nel torneo dal febbraio 2015 e la cui ultima vittoria in una partita in casa, allo Stadio Olimpico di Roma, fu nel marzo 2013.

Il Sei Nazioni è uno dei tornei più antichi dello sport professionistico e viene organizzato, con alcune interruzioni, dal 1883. Negli ultimi anni si è affermato come uno degli eventi sportivi più seguiti e redditizi al mondo. Le sei città che ospitano le partite possono contare sulla creazione di un indotto di almeno 30 milioni di euro. Il Sei Nazioni è estremamente remunerativo anche per le partecipanti: al termine dell’ultima edizione gli organizzatori hanno distribuito premi per 130 milioni di euro, il 90 per cento dei quali diviso in sei parti uguali e il restante 10 per cento ripartito tenendo conto del “peso” delle federazioni partecipanti.

Quest’anno il montepremi finale complessivo ha raggiunto la quota record di 18 milioni di euro: la prima classificata ne riceverà sei (uno in più in caso di Grande Slam), l’ultima ne prenderà uno e mezzo.

Il torneo dura sette settimane: finirà il 14 marzo. Ogni squadra gioca cinque partite (due in casa e tre in trasferta, o viceversa: all’Italia quest’anno ne toccano soltanto due in casa) e ottiene 4 punti per la vittoria, 2 per il pareggio e 1 di bonus se segna più di quattro mete o perde con meno di sette punti di scarto. La squadra che vince tutte e cinque le partite centra il Grande Slam (e si aggiudica tre punti bonus): il Galles l’anno scorso ci è riuscito. Il cucchiaio di legno invece, che non è un trofeo vero e proprio ma solo una “tradizione linguistica”, viene assegnato alla squadra che termina il torneo in ultima posizione: non va confuso con il “cappotto”, che si verifica quando una squadra perde tutte le partite del torneo. Spesso nostro malgrado le due cose coincidono.

 

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