la Lazio è un’isola del tesoro che tutti possono ammirare.

Il titolo di questo articolo già scopre dove voglio arrivare.  La squadra biancoceleste ha al suo interno molteplici ricchezze dovute ai suoi diamanti preziosi e ori presenti nella rosa , nello staff e nella dirigenza. Inzaghi è indubbiamente il diamante puro con la caratura più alta e di valore inestimabile. Nessuno o forse pochi (io uno di questi, lo dico senza presunzione) potevano pronosticare una Lazio così dopo lo Tsunami Bielsa abbattutosi sulle spiagge laziali  nei primi di luglio 2016 che aveva lasciato danni ambientali che solo pochissimi uomini avrebbero potuto risanare. Inzaghi c’è riuscito con la sua umiltà, con la sua Lazialità, con il suo lavorare sodo, con il suo studiare, con il suo essere uomo innanzitutto. E Inzaghi ha contribuito in maniera decisa a scoprire, plasmare, lavorare altri diamanti grezzi e ori ormai ossidati che sono tornati con lui a splendere di una luce accecante.

Parliamo di Immobile, fortemente voluto da Simone, che si era perso girovagando in Germania e Spagna e che qui alla Lazio ha trovato chi ha creduto in lui incondizionatamente sviluppando un modulo di gioco per esaltarne a pieno le sue caratteristiche. E Immobile ha puntualmente risposto presente con tutto il suo cuore e la sua anima. I suoi gol hanno portato la Lazio ad essere una delle squadre più temute in Italia, più vincenti in Italia dopo la Juventus, negli ultimi 7-10 anni. L’amore che i tifosi hanno dato a Immobile e tutt’ora continuano a dare, lo mettono nella condizione migliore di esprimersi trascinandosi dietro altri suoi compagni. Luis Alberto è uno di questi. Lo spagnolo con in attacco Ciro, ha ritrovato quella immensa classe che aveva smarrito a Liverpool quando era stato accantonato e dove nei primi mesi romani, gli aveva fatto pensar addirittura di abbandonare il calcio. Ora regala perle a tutto campo, assist, gol, giocate, classe sopraffina.

Tutte doti che Luis aveva ma erano chiuse dentro un cassetto con la serratura arrugginita. Immobile, Inzaghi, la Lazio, ha fatto si che questa serratura venisse sostituita con un’altra bella lucente che si apre e chiude che è una bellezza. Per Milinkovic spendo qualche parolina in più dal punto di vista tattico. Il Sergente è riuscito a completarsi imparando a giocare anche facendo legna e non solo ghirigori. Inzaghi anche qui è stato molto bravo a convincere il giocatore che completarsi in questo modo che non solo l’avrebbe messo ben in vista sotto l’aspetto tattico, ma gli avrebbe consentito di essere indispensabile nell’economia del gioco. Infatti l’esplosione definitiva di Luis Alberto lo si deve principalmente a Milinkovic che insieme a Leiva forma a meta campo una diga quasi insormontabile permettendo un grosso filtro per la difesa che riesce a gestire gli avversari senza andare in difficoltà, cosa che accadeva nelle stagioni scorse. Ma la grandezza di Milinkovic, che lo rende inestimabile e prezioso, sta nel fatto che lui pur accollandosi un gran lavoro di boscaiolo, riesce anche ad inserirsi in vanti creando scompiglio alle difese avversarie creando i presupposti per le occasioni da gol che Immobile, Correa, Caicedo e lo stesso Luis Alberto, sfruttano a dovere. E’ lui l’oro più prezioso della Lazio, colui che permette agli altri di far splendere il diamante che c’è in loro.

Un altro bel lingotto d’oro molto pesante è Acerbi. Un giocatore che non finisce mai di stupire il pubblico laziale e non ad ogni partita. Quando dalla Lazio andò via De Vrij tutti erano pessimisti sul fatto che la società non potesse e non volesse (i più maligni) sostituire quel “grande difensore” che secondo molti tifosi, si era macchiato di tradimento nel corso della ormai famosa partita Lazio – Inter dell’olimpico del 2018 che permise ai nerazzurri con la loro vittoria, di entrare in Champions proprio a discapito della Lazio a cui bastava un pari. Arrivò Acerbi. Ricordo ancora la sua venuta a Roma in treno alla stazione, senza nessuno ad aspettarlo e snobbando quello che a distanza di soli due anni, si è rivelato l’acquisto più propedeutico della Lazio di Lotito. Tanta grinta, tanta lotta, tanta correttezza, tanta voglia di vincere. Tutte qualità che Acerbi quotidianamente trasmette ai suoi compagni di squadra e di reparto. Di Leiva parlammo già lo scorso anno. Anch’esso un bel rubino scintillante davanti alla difesa. Un giocatore che al cambio con Biglia, tutti criticavano, dove molti lo definivano bollito. Leiva ha fatto ricredere tutti e al tempo stesso ha fatto innamorare tutti per la sua dedizione al ruolo, per la sua bravura nel saper capire come si svolgerà l’azione avversaria e trovarsi puntualmente sulla linea di passaggio.

Quando manca lui indubbiamente la Lazio perde qualcosa proprio nella lettura dell’azione contro. Quest’anno poi si è aggiunto anche un’altra pietra preziosa, uno smeraldo puro che sfreccia sulla fascia destra. Parliamo di Lazzari. La sua timidezza fuori dal campo si contrappone con il suo  strapotere fisico e di velocità che esercita ad ogni partita sulla fascia destra dove l’avversario di turno è costretto a fare figure barbine al cospetto di questo atleta venuto dalla bassa. Potrei continuare per tutti gli altri ma mi ritroverei a scrivere un libro più che un articolo. Concludo con la società dove Tare e Lotito, per ruoli diversi, hanno saputo mettere a frutto le loro conoscenze per portare alla Lazio una stabilità tecnica e finanziaria che oggi gli permette di poter competere a livello Italiano con club dal fatturato notevolmente superiore e con una rosa tecnica anch’essa più ricca di campioni acclarati.

Ma i campioni si conclamano sul campo, e non importa se essi abbiano un nome famoso, ciò che conta è come rendono sul campo e quanto apporto danno alla squadra. Per questo oggi la Lazio è un’isola del tesoro sotto tutti i punti di vista. Tutti danno il loro contributo alla causa, tutti remano nella stessa direzione senza risparmiare una sola goccia di sudore. Un tesoro inestimabile, che non ha prezzo. Un tesoro che potrebbe oggi portare la Lazio verso mete incredibili, da sogno. Un tesoro che potrebbe darci quell’immensa ricchezza che si chiama Amore per questa squadra, per questi colori, per questa maglia. Questo tesoro potrà darci quella spinta in più, l’uomo in più oltre quello che già c’è e che è sugli spalti e in trasferta in ogni partita, i meravigliosi tifosi.

L’isola del tesoro è qui, è nella Lazio. Un tesoro non da seppellire per non fartelo rubare, ma da mettere in vetrina attraverso quei risultati sportivi da raggiungere e raggiunti e raggiungibili. Quest’anno esportiamo questo tesoro in tutti gli stadi italiani per farlo ammirare da tutti. I tifosi continuino a renderlo sempre lucido e splendente, il resto Inzaghi e soci sapranno farlo.

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